Probabilmente i primi a gustare il caffè furono le tribù degli altipiani etiopici, dove la pianta cresce spontaneamente ancora oggi allo stato selvatico, le rosse ciliege (drupe) venivano raccolte e consumate intere. Successivamente, i semi venivano estratti, tritati in un mortaio per essere uniti a grasso animale formando delle palline per poi farle bollire con sale e spezie. Della pianta venivano anche utilizzate le foglie e le bucce della drupa, per preparare un decotto o venivano masticate per assaporarne il gusto. Altre bevande venivano ottenute dalla bollitura dei chicchi o dal succo dei frutti maturi che veniva fatto fermentare ottenendo una bevanda alcolica. Tra il XII e il XIII secolo i frutti arrivarono nell’ odierno Yemen (ai tempi Arabia Felix) dove si propagarono le prime piantagioni ad uso commerciale. Nella penisola arabica, grazie alla scoperta della tostatura, i popoli musulmani cominciarono a mettere polvere di chicchi tostati in acqua bollente per cosi far nascere il “nero elisir. La diffusione del caffè nei paesi islamici fu aiutata, oltre che dal divieto di bere alcolici, anche dall’avvolgente aroma e ai suoi effetti rinvigorenti. Intorno al 1555, nel periodo che Solimano il Magnifico guidava l’impero ottomano, aprirono a Costantinopoli le prime Kahwe Khaneh, locali arredati e variopinti secondo la moda orientale dove veniva servito caffè. Le case del caffè, frequentate da diplomatici, poeti, letterati e pensatori, vennero chiamate anche “scuole di saggezza. In breve si diffusero a Medina, Cairo, Damasco, Baghdad e alla Mecca. I primi esotici chicchi giunsero nel continente occidentale all’inizio del XVII secolo per merito dei navigatori veneziani e da quel momento il nero elisir  ebbe un successo sempre crescente. Grandi carichi di caffè arrivavano nei porti di Venezia, Marsiglia, Londra, Amsterdam e Amburgo per essere gustati dalla nobiltà dell’epoca. Custodendo gelosamente semi fertili e piantine il mondo arabo voleva tenere suo il monopolio del caffè, il porto yemenita di Mokka rimase base di approvvigionamento mondiale ma iniziò il suo declino quando, nel 1616, il capitano di una nave della compagnia delle indie orientali riuscì a trafugare una piantina di caffè e portarla al giardino botanico di Amsterdam. Tra il XVII e il XVIII secolo olandesi, portoghesi,  inglesi e spagnoli diffusero la pianta dall’Asia al Nuovo Mondo.